La festa della Virgo Fidelis ci permette di fissare il nostro sguardo su Maria, di guardare a lei come sostegno e modello della fedeltà. Fedeltà a Dio e fedeltà agli uomini.
E le letture che abbiamo ascoltato ci permettono, secondo me, di individuare quelle due caratteristiche essenziali di Maria, che la fanno essere la donna fedele per eccellenza e, come dicevamo prima, modello e sostegno della fedeltà a cui tutti quanti noi siamo chiamati, ognuno nel proprio stato di vita.
La prima lettura racconta della reazione gioiosa e, a tratti, quasi esaltata, del popolo di Israele dopo che Giuditta ha ucciso Oloferne tagliandogli la testa. Al di là della crudeltà dell’atto, la simbologia, che sta dietro il racconto del libro di Giuditta, vede in Oloferne l’incarnazione del male e del peccato che sta per sovrastare Gerusalemme, costringendo i suoi abitanti alla resa e all’abbandonare la fedeltà alla loro fede.
L’intervento provvidenziale di Giuditta dice, simbolicamente, che l’unico modo per restare fedeli è quello di tagliare in maniera netta e decisa con il male – «non si può servire Dio e Mammona [dice Gesù]», o si amerà l’uno e si odierà l’altro o viceversa –. La fedeltà – alla fede, alle tradizioni, agli ideali e alla patria – non può essere vera e sincera senza una coscienza retta e lontana dal male.
Il salmo responsoriale, invece, ad un certo punto ci ha fatto dire «il Signore è difesa della mia vita, di chi avrò timore?». Se, con Giuditta, si esalta la fedeltà degli esseri umani, il salmo sottolinea una fedeltà ancora più importante: la fedeltà di Dio nei nostri confronti. E possiamo essere certi che, se anche la fedeltà umana potrebbe vacillare e venire meno – specialmente a causa di scelte e compromessi con il male –, quella di Dio resta in eterno. Egli non può che restare fedele, Lui non può che esaudire le promesse che Egli stesso ci ha fatto.
Anzi, è proprio la fedeltà costante e continua di Dio nei nostri confronti che sostiene anche la nostra fedeltà a Lui. Sapere di avere di fronte un Qualcuno che mai verrà meno alle sue promesse ci sprona a ritornare a Lui ogni volta che noi veniamo meno alle nostre.
Andiamo, infine, alla pagina del Vangelo che vede in Maria la concretizzazione di questa fedeltà di cui abbiamo parlato finora. Abbiamo ascoltato di questa donna che dalla folla dice, rivolgendosi a Gesù: «beato il seno che ti ha allattato e il grembo che ti ha allevato» – oggi noi diremo, più semplicemente, “beata tua madre perché ha avuto un figlio bravo come te” –. Gesù, per tutta risposta, non nega la bontà e la beatitudine della madre, ma corregge la donna dicendo che la bontà di Maria non sta nell’avere avuto lui come figlio, ma perché ha ascoltato e messo in pratica la Parola di Dio. Con altre parole: è rimasta fedele a quello che ha promesso a Dio, fidandosi della fedeltà di Dio alle sue promesse.
Ecco allora: la Virgo Fidelis – la Vergine Fedele – è tale perché si affida alla fedeltà di Dio che sostiene la sua fedeltà a Dio.
E questo scambio continuo di fiducia reciproca si apre necessariamente anche agli altri. La fedeltà e il servizio al prossimo – la maternità di Maria che si estende a tutta l’umanità – scaturisce proprio da questo scambio reciproco tra Lei e Dio. È il Signore Gesù stesso che, sotto la croce e conoscendo la fedeltà della Madre nei confronti di Dio, le affida la cura dell’umanità intera e questa cura Lei continua a portare avanti per sempre.
Chi ha la Virgo Fidelis come patrona, modello e protettrice non può che essere una persona e un carabiniere fedele: fedele al bene e sempre pronto a non cadere a compromessi con il male; fiducioso nella fedeltà di Dio che non abbandona i suoi figli in mezzo al pericolo; e, più di tutto, fedele ad incarnare i valori essenziali del Vangelo – che sono l’amore e il sacrificio per il prossimo –.

