«La speranza non delude»! Questo è il messaggio che Paolo sembra quasi gridare nella sua lettera e che, oggi, si estende a questa commemorazione di tutti i fedeli defunti.
Questa giornata e, in generale, ogni nostro scontro con il mistero della morte sono, infatti, il momento in cui la nostra speranza viene provata fino in fondo.
Di fronte al mistero della morte ognuno di noi può reagire in un duplice modo: sottomettersi ad essa, oppure reagire, avendo il coraggio, sostenuto appunto dalla speranza, di saper guardare in alto, verso il cielo, simbolo della dimora eterna e definitiva dei nostri cari defunti.
Ma che questa speranza non è solo una vaga idea, ma la certezza della vita eterna, ci viene confermato dalla prima lettura e, maggiormente, dal Vangelo che abbiamo ascoltati.
Giobbe, come Paolo, ci grida forte la sua convinzione, la sua fede: «io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere! Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio».
Gesù, invece, ci assicura che è Egli stesso colui che difende i nostri defunti dalla morte e dalla perdizione eterne: «questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno».
Questa è la nostra fede, questa la nostra speranza: per tutti i nostri cari defunti e anche per tutti noi. Quando verrà il nostro momento di chiudere gli occhi a questa terra, abbiamo già ora la certezza che questi occhi noi li riapriremo in cielo, perché Cristo è venuto per condurci a Lui.

