L’Alleanza tra Dio e Abramo

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Dal libro della Genesi (15,1-17)

1Dopo tali fatti, fu rivolta ad Abram, in visione, questa parola del Signore: “Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande”. 2Rispose Abram: “Signore Dio, che cosa mi darai? Io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Elièzer di Damasco”. 3Soggiunse Abram: “Ecco, a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede”. 4Ed ecco, gli fu rivolta questa parola dal Signore: “Non sarà costui il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede”. 5Poi lo condusse fuori e gli disse: “Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle” e soggiunse: “Tale sarà la tua discendenza”. 6Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.
7E gli disse: “Io sono il Signore, che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei per darti in possesso questa terra”. 8Rispose: “Signore Dio, come potrò sapere che ne avrò il possesso?”. 9Gli disse: “Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un ariete di tre anni, una tortora e un colombo”. 10Andò a prendere tutti questi animali, li divise in due e collocò ogni metà di fronte all’altra; non divise però gli uccelli. 11Gli uccelli rapaci calarono su quei cadaveri, ma Abram li scacciò.
12Mentre il sole stava per tramontare, un torpore cadde su Abram, ed ecco terrore e grande oscurità lo assalirono. 13Allora il Signore disse ad Abram: “Sappi che i tuoi discendenti saranno forestieri in una terra non loro; saranno fatti schiavi e saranno oppressi per quattrocento anni. 14Ma la nazione che essi avranno servito, la giudicherò io: dopo, essi usciranno con grandi ricchezze. 15Quanto a te, andrai in pace presso i tuoi padri; sarai sepolto dopo una vecchiaia felice. 16Alla quarta generazione torneranno qui, perché l’iniquità degli Amorrei non ha ancora raggiunto il colmo”.
17Quando, tramontato il sole, si era fatto buio fitto, ecco un braciere fumante e una fiaccola ardente passare in mezzo agli animali divisi.

Il brano narra il momento in cui Dio stipula l’alleanza con Abramo. Non è il primo episodio della storia di Abramo.

Questa inizia con la chiamata di Abramo a lasciare la propria terra (la terra di Carran, nella zona della Mesopotamia) e dirigersi verso l’attuale Palestina. Dalla Palestina Abramo scende prima in Egitto, a causa di una carestia, e poi torna indietro.

Durante questo suo secondo stanziamento in Palestina avviene questo dialogo tra lui e Dio e la stipula dell’Alleanza.

Abramo aveva già ricevuto da Dio la promessa di una numerosa discendenza, ma Sara, a causa della sua sterilità non riusciva a restare incinta e, quindi, tutti e due stavano dubitando della promessa di Dio.

Nella prima parte del dialogo, Abramo manifesta a Dio questa sua sfiducia e, per tutta risposta, Dio conferma la promessa: la discendenza di Abramo sarà numerosa come le stelle del cielo.

A questa promessa si aggiunge quella del possesso della terra. Abramo è straniero nella terra di Palestina e altri popoli la stanno occupando. Di fronte a questa ulteriore rimostranza di Abramo, Dio, di nuovo, interviene confermando ciò che già in precedenza aveva promesso.

Ma qui avviene la novità e il nucleo centrale dell’episodio. Dio non solo promette, ma stipula un’alleanza con Abramo, attraverso il rito degli animali. C’è, però, una particolarità in questo episodio.

Normalmente, l’alleanza prevede due attori, dove ognuno si impegna per la propria parte: uno promette una cosa in cambio dell’impegno dell’altro e viceversa.

Qui, invece, l’unico attore è Dio. Da notare, infatti, che, al momento di sancire l’alleanza – cioè quando il fuoco di brace passa in mezzo agli animali divisi – Abramo è colpito da un torpore, cioè, sta dormendo.

Non essendo vigile, non può impegnarsi per la sua parte nell’alleanza. Solo Dio si impegna nel patto. Solo Lui è l’unico garante dell’alleanza. Ciò significa che, anche se Abramo non dovesse restare fedele al patto, quell’alleanza non si sarebbe rotta.

Ecco allora l’insegnamento contenuto nel brano, quell’esperienza di fede che l’autore ha voluto trasmettere e che si può leggere tra le righe del racconto: le promesse che Dio ci fa, le alleanze che Lui stringe con l’umanità e con ogni singolo essere umano, non sono alleanze alla pari. Di fronte alle infedeltà dell’essere umano, Dio resta sempre fedele.

Noi possiamo allontanarci da Lui, ma Lui non potrà mai allontanarsi da noi, perché Egli non viene mai meno a quello che ha promesso. Non esistono clausole rescissorie nel patto che Dio stringe con noi e non ci sono neanche delle penali che dobbiamo pagare per tornare in alleanza con Lui.

Non è un caso che Gesù, nel descriverci l’essenza del Padre, utilizza la parabola del Padre misericordioso – conosciuta anche come la parabola del figlio prodigo (cfr. Lc 15,11-32) –. Nel tornare alla casa del padre, il figlio minore si era preparato un discorso per commuovere il padre ed era pronto ad accettare anche la punizione di passare dall’essere figlio all’essere servo. Ma il padre, immagine del Padre celeste, non prende neanche in considerazione la possibilità – non lo lascia neanche finire di parlare (cfr. Lc 15,17-22) –: era suo figlio e suo figlio resta, per sempre.

Questa è la vera natura di Dio: non chiede nulla a nessuno, se non di fidarsi e affidarsi.

Purtroppo, la natura umana, che è la natura della vendetta e dell’“occhio per occhi e dente per dente”, ci blocca. L’uomo trasla su Dio la propria natura e pensa che, se lui non è in grado di perdonare, neanche Dio è capace di farlo.

Questo è il vero peccato, forse l’unico vero peccato grave che si possa commettere: non fidarsi della misericordia di Dio.

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