Isacco: famiglia, pozzi e buchi neri

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Isacco, figlio di Abramo e padre di Esaù e Giacobbe, viene caratterizzato dalla Bibbia attraverso l’ordinarietà della sua vita di marito e padre. Gli episodi salienti sono: il suo incontro con Rebecca, che avviene dopo la morte della madre; la nascita dei gemelli e il periodo della carestia; la primogenitura data con inganno a Giacobbe.

Per l’argomento di riflessione propongo di concentrarci sui primi due episodi, l’incontro con Rebecca e la questione della carestia.

Dal libro della Genesi (24,1-8.54-67)

Abramo era ormai vecchio, avanti negli anni, e il Signore lo aveva benedetto in ogni cosa. Allora Abramo disse al suo servo, il più anziano della sua casa, che aveva potere su tutti i suoi beni: «Metti la mano sotto la mia coscia e ti farò giurare per il Signore, Dio del cielo e Dio della terra, che non prenderai per mio figlio una moglie tra le figlie dei Cananei, in mezzo ai quali abito, ma che andrai al mio paese, nella mia patria, a scegliere una moglie per mio figlio Isacco». Gli disse il servo: «Se la donna non mi vuol seguire in questo paese, dovrò forse ricondurre tuo figlio al paese da cui tu sei uscito?». Gli rispose Abramo: «Guardati dal ricondurre là mio figlio! Il Signore, Dio del cielo e Dio della terra, che mi ha tolto dalla casa di mio padre e dal mio paese natio, che mi ha parlato e mi ha giurato: Alla tua discendenza darò questo paese, egli stesso manderà il suo angelo davanti a te, perché tu possa prendere di là una moglie per il mio figlio. Se la donna non vorrà seguirti, allora sarai libero dal giuramento a me fatto; ma non devi ricondurre là il mio figlio». [Dopo che il servo ebbe incontrato Rebecca e raccontato tutto alla famiglia di lei si coricarono per la notte]. Quando si alzarono alla mattina, egli disse: «Lasciatemi andare dal mio padrone». Ma il fratello e la madre di lei dissero: «Rimanga la giovinetta con noi qualche tempo, una decina di giorni; dopo, te ne andrai». Rispose loro: «Non trattenetemi, mentre il Signore ha concesso buon esito al mio viaggio. Lasciatemi partire per andare dal mio padrone!».  Dissero allora: «Chiamiamo la giovinetta e domandiamo a lei stessa». Chiamarono dunque Rebecca e le dissero: «Vuoi partire con quest’uomo?». Essa rispose: «Andrò». Allora essi lasciarono partire Rebecca con la nutrice, insieme con il servo di Abramo e i suoi uomini.  Benedissero Rebecca e le dissero:
«Tu, sorella nostra, diventa migliaia di miriadi e la tua stirpe conquisti la porta dei suoi nemici!».
Così Rebecca e le sue ancelle si alzarono, montarono sui cammelli e seguirono quell’uomo. Il servo prese con sé Rebecca e partì.  Intanto Isacco rientrava dal pozzo di Lacai-Roi; abitava infatti nel territorio del Negheb.  Isacco uscì sul fare della sera per svagarsi in campagna e, alzando gli occhi, vide venire i cammelli.  Alzò gli occhi anche Rebecca, vide Isacco e scese subito dal cammello.  E disse al servo: «Chi è quell’uomo che viene attraverso la campagna incontro a noi?». Il servo rispose: «È il mio padrone». Allora essa prese il velo e si coprì.  Il servo raccontò ad Isacco tutte le cose che aveva fatte.  Isacco introdusse Rebecca nella tenda che era stata di sua madre Sara; si prese in moglie Rebecca e l’amò. Isacco trovò conforto dopo la morte della madre.

Rispetto a questo primo episodio volevo concentrarmi sulle ultime due frasi: «Isacco introdusse Rebecca nella tenda che era stata di sua madre Sara; si prese in moglie Rebecca e l’amò. Isacco trovò conforto dopo la morte della madre».

Da quanto dice l’autore sacro Isacco sembrerebbe essere stato molto legato alla madre Sara e la sua morte lo avrebbe gettato in uno stato di profonda tristezza. Tristezza che fu consolata solo dall’incontro con Rebecca.

Non stiamo di fronte ad una coppia e ad una famiglia perfetta: mentre Isacco prediligerà Esaù, Rebecca sosterrà Giacobbe; complotterà con quest’ultimo per ingannare Isacco e fargli dare la primogenitura rubandola ad Esaù; come già il padre Abramo, di fronte al re straniero Abimelec anche Isacco dirà che la moglie è in realtà la sorella, con la conseguenza che il re la prenderà con sé per poi incappare nelle ire di Dio.

Stiamo, quindi, di fronte ad una realtà familiare “ordinaria” – nel senso che ci sono pregi e difetti, limiti e situazioni che si potrebbero giudicare negativi, ma anche amore e sostegno –.

Di fronte a ciò emerge, allora, il valore e il “potere” della coppia che si è scelta[1] e che si ama.

Il fatto che Isacco trovi consolazione in Rebecca è segno che, in ogni famiglia, la coppia sta a fondamento di tutto. Anche prima di essere genitori, si è coniugi e si è compagni di viaggio.

Nel matrimonio cristiano, per esempio, la Chiesa ha riscoperto questo valore fondante per cui non può esserci famiglia se non c’è una relazione di coppia profonda.

Nel descrivere cos’è la famiglia, si legge: «così l’uomo e la donna, che per l’alleanza coniugale “non sono più due, ma una sola carne” (Mt 19,6), prestandosi un mutuo aiuto e servizio con l’intima unione delle persone e delle attività, esperimentano il senso della propria unità e sempre più pienamente la conseguono» (GS 48).

Se si vuole seguire questa pista di riflessione si può lavorare prima da soli e poi, eventualmente, in coppia:

  1. Che sostegno mi aspetto dal mio compagno/a?
  2. Che sostegno do io al mio compagno/a?
  3. Ci sono state situazioni in cui non mi sono sentito sostenuto/a?
  4. Ci sono state situazioni in cui sono consapevole che potevo e dovevo fare di più per il mio compagno/a?
  5. Esprimo esplicitamente i miei bisogni all’altro/a, oppure do per scontato che l’altro sa quello di cui ho bisogno?

Dal libro della Genesi (26,12-18)

Isacco fece una semina in quel paese e raccolse quell’anno il centuplo. Il Signore infatti lo aveva benedetto. E l’uomo divenne ricco e crebbe tanto in ricchezze fino a divenire ricchissimo: possedeva greggi di piccolo e di grosso bestiame e numerosi schiavi e i Filistei cominciarono ad invidiarlo.

Tutti i pozzi che avevano scavati i servi di suo padre ai tempi del padre Abramo, i Filistei li avevano turati riempiendoli di terra. Abimèlech disse ad Isacco: «Vàttene via da noi, perché tu sei molto più potente di noi». Isacco andò via di là, si accampò sul torrente di Gerar e vi si stabilì. Isacco tornò a scavare i pozzi d’acqua, che avevano scavati i servi di suo padre, Abramo, e che i Filistei avevano turati dopo la morte di Abramo, e li chiamò come li aveva chiamati suo padre.

I pozzi d’acqua, in un contesto desertico come quello palestinese, sono essenziali per la sopravvivenza. Leggendo simbolicamente: i pozzi rappresentano quei luoghi, quelle situazioni o abitudini familiari dove attingere energie per affrontare la vita.

La famiglia è sia pozzo per i propri componenti che entità che ha bisogno dei suoi pozzi.

Però, il contrario dei pozzi sono i buchi neri, quelli che assorbono energie.

Anche in questo caso, ci si può domandare, prima da soli e poi in coppia o per gruppi:

  1. Quanto la mia famiglia è pozzo per me?
  2. Quali sono i pozzi che sostengono me e la mia famiglia?
  3. Io sono pozzo per qualcuno?
  4. Se conosco qualcuno che è entrato in un buco nero, cosa posso consigliare per uscirne?

[1] È vero che, all’inizio, stiamo di fronte ad un matrimonio combinato, però è altrettanto vero che a tutti e due è lasciata la libertà di scegliere e accogliere l’altro.

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