Catechesi per giovani e giovanissimi sul brano guida 2025-2026 di Azione Cattolica

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Dal Vangelo secondo Matteo (17,1-9)

1Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte.

2E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. 3Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. 4Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: “Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia”. 5Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”. 6All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. 7Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: “Alzatevi e non temete”. 8Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.

9Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: “Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti”.

Commento

Il cammino dell’Azione Cattolica di quest’anno che abbiamo scelto di seguire ha come brano guida questo che abbiamo appena ascoltato, cioè il racconto della Trasfigurazione di Gesù.

Che cos’è la trasfigurazione ci viene spiegato nello stesso brano: Gesù cambia aspetto di modo che il suo volto e le sue vesti diventino splendenti, un po’ come il sole che brilla nel cielo.

Al di là di sapere cos’è la trasfigurazione di Gesù, possiamo domandarci il suo significato, per gli apostoli che hanno assistito e per noi oggi.

Iniziamo provando a capire questo significato dal punto di vista degli apostoli. In quel momento Gesù, con il suo gruppo, sta andando verso Gerusalemme e tutti sapevano che, una volta arrivati a Gerusalemme, Gesù sarebbe stato preso e messo a morte. La trasfigurazione, allora, serve agli apostoli per capire che veramente Gesù è il Figlio di Dio, per cui, anche se lo vedranno uccidere, nessuno può tenere morto Dio! Gli eventi a cui assisteranno durante la passione e la conseguente morte in croce non saranno la fine di Gesù. E, in effetti, poi, le cose andranno proprio così: una volta risorto, gli apostoli crederanno che quello che vedono non è un fantasma, ma è proprio Gesù, perché hanno avuto “un assaggio” della sua potenza durante la trasfigurazione.

Questo dal punto di vista degli apostoli. Invece, dal nostro punto di vista, a cosa serve conoscere l’episodio della trasfigurazione? Perché gli evangelisti lo ritengono così importante da farcelo conoscere?

I motivi sono diversi, ma, secondo me, uno dei più importanti è questo: quello che noi conosciamo di una persona, fosse anche Gesù stesso, non è tutta la persona. Come il Gesù trasfigurato che gli apostoli ancora non conoscevano fino a quel momento, anche le persone che abbiamo accanto, per quanto pensiamo di conoscerle, hanno degli aspetti della loro storia o della loro personalità che non appaiono, ma che, comunque, sono importanti per loro. E lo stesso vale per noi: ci sono cose della nostra persona che non tutti conoscono e, addirittura, cose che non conosce nessuno.

Questo ci permette di darci due regole fondamentali di vita:

  1. mai giudicare nessuno;
  2. mai dare troppo peso ai giudizi degli altri su di noi.

In tutti e due i casi, questi giudizi – quelli che diamo agli altri e quelli che gli altri danno di noi – si basano solo su quello che si conosce, mentre c’è tutto un mondo sconosciuto dietro e che, forse, è anche più importante e bello di quello che si vede.

E poi vorrei concludere con un’altra riflessione, sempre a partire dal brano che abbiamo ascoltato, questa volta, però, sull’importanza del gruppo parrocchiale.

Nel primo versetto, abbiamo sentito che Gesù prende questi suoi tre amici – Pietro, Giacomo e Giovanni – e li conduce in disparte su un monte.

Quest’affermazione non è solo un’indicazione di luogo, ma ha anche un valore simbolico. Nella Bibbia, il monte è il luogo in cui le persone andavano per stare in contatto con Dio. Ecco, Gesù stava portando i suoi amici a fare un incontro con Dio.

Però, per farlo, non dovevano stare solo sul monte, ma dovevano stare in disparte, cioè separati dal resto della confusione e della vita ordinaria.

Questa cosa ci dice che è vero che possiamo fare esperienza di Dio, che possiamo conoscerlo, che possiamo avere quella sensazione che Lui sta con noi, però, per farlo, abbiamo bisogno di andare in disparte, di separarci un po’ dal resto.

Ecco, il gruppo parrocchiale è anche questo: è quel monte “simbolico” in cui possiamo stare per un po’ in disparte dal resto del mondo e provare a fare questa esperienza.

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