SOLENNITÀ DELL’EPIFANIA

La stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima( Matteo 2,9-10)

Non c’è niente che renda meglio la sensazione di smarrimento di un cielo senza stelle, niente che faccia pensare che non si riuscirà a trovare la via che serve per tornare. Non siamo un po’ tutti stanchi della letteratura della denuncia? Non siamo stanchi di leggere e sentire ogni momento di cose che non vanno come dovrebbero andare e di altri che non fanno quello che dovrebbero fare? Non ci avvilisce e ci intristisce, come una notte senza stelle, vedere tanti che non fanno che cercare altri sui quali scaricare il proprio deserto e la propria rovina? Oggi viene detto, a ognuno di noi: senti lascia perdere di misurare la luce che fanno gli altri, pensa a brillare tu.
Sii tu stella, brilla tu e dirigi verso di te quelli che desiderano ritrovare una casa. Sii tu una stella perché le persone possano ritrovare prima la nostalgia e poi il calore di una casa.
Per accendere una stella, racconta la pagina del Vangelo non c’è bisogno di essere un re, non c’è bisogno di essere nessuno di quelli che di volta in volta sembrano i padroni del mondo, basta un bambino che nasce con l’unico motivo dell’amore, per accendere una stella; basta la fede di una ragazza come Maria e la fiducia del suo ragazzo, Giuseppe. Per accendere una stella bastano quattro pastori che non si abituano alla disperazione e qualcuno che mette a disposizione quello che ha, quello che può, sia pure una stalla.
Per accendere una stella, che è il segno della presenza di Dio, dice Gesù, che bastano due o tre che si riuniscono nel suo nome, bastano due o tre, chiunque siano, dovunque si radunino, in una cattedrale o in mezzo alla strada, vestiti come principi o mezzi nudi in una qualunque periferia di questo mondo, bastano loro per rendere presente Dio, per accendere una stella.
E quando una stella si accende, si vede da lontano, si vede nel deserto più profondo o in mezzo al mare più aperto e, anche senza volerlo, dirige il cammino.
Quando una stella si accende c’è sempre qualcuno che la guarda e che la stella non conosce, sempre qualcuno che alza lo sguardo e pensa che c’è una direzione nella quale andare.
Quando una stella si accende non pensa che prima di essa potrebbero essere altri ad accendersi, nemmeno dichiara che si è accesa contrariamente a tutti gli altri che lo avrebbero potuto fare. Una stella si accende e basta.
Oggi è la festa di quelli che vogliono fare luce, che vogliono mettere in movimento i Magi, senza nemmeno sapere che quelli lo faranno; senza nemmeno sospettare i loro volti, la loro cultura, i loro pensieri e tutto il resto.
Oggi è la festa della Chiesa quando è come una stella che orienta e un’occasione di pregare perché sia sempre così e per chiedere perdono per le volte che così non è. Perdono anche qui e oggi perché spesso non somigliamo a una stella che brilla, perché non siamo ancora trasparenza del desiderio di amare di Gesù, della fede di Maria e della fiducia di Giuseppe. Perdono perché qualche volta il nostro modo di fare, il nostro modo di parlare e di giudicare ci fa stare più nostro agio nella corte di Erode che accanto alla culla di Gesù.