S.E. Mons. Luigi Vari

Le omelie natalizie dell’Arcivescovo don Gigi

Pubblichiamo le omelie di don Gigi che ci aiutano a riflettere e a dare o ridare il giusto valore al Natale.

La prima omelia è quella tenuta a Campodimele, un piccolo paesino della provincia di Latina, durante la veglia di Natale.

Campodimele chiesa di San Michele Arcangelo

Campodimele (Lt) chiesa di San Michele Arcangelo

“Questa notte sorge ogni anno, sembra strano usare questo verbo sorgere riferendosi alla notte, se pensiamo alla luce di questa notte, però, ci viene spontaneo dire che sorge: è sorta una stella. Se pensiamo alla nascita del bambino Gesù, possiamo dire che sorge una vita; se poi pensiamo alla fede dei pastori, oppure al canto del cielo, alle stelle che lo illuminano, sembra che l’unico verbo che possiamo usare è proprio il verbo sorgere.
Una notte che sorge da duemila anni, una notte che non si stanca di sorgere.
Sorge in mezzo alle altre notti.
Le notti del mondo, che ci riportano sempre alle storie di violenza e di guerra, di fughe e di disperazione non scoraggiano questa notte che solo per il fatto che c’è, rende assurde queste notti.
Le notti della nostra vita, che sono fatte di stanchezza o di delusione, di tradimenti dei sogni o di rinuncia a sognare. Quelle che rendono il cuore nostro pesante e ti fanno venire voglia di lasciare perdere tutto, di non impegnarti in niente. Quelle notti non scoraggiano questa notte che sorge per dare una mano al coraggio.
Che questa notte accada sempre è segno della fantasia di Dio che non rinuncia alla sua creazione, al sogno che vede tutte le creature alleate della vita concentrate attorno a Dio che diventa bambino.
Se non ci fosse questa notte, veramente saremmo tutti molto poveri; saremmo come i pastori senza angeli, saremmo come il cielo di mezzanotte senza la stella che illumina la stalla; saremmo come Giuseppe e Maria senza la missione che rende straordinaria la loro vita, solo due poveri ragazzi che camminano oppressi dal silenzio e dalle preoccupazioni.
Saremmo molto più disperati senza quella notte.
Mi viene da pensare che quelli che quella notte non la vedono sorgere sono già così; penso a quanti sono ormai prigionieri della rabbia e della violenza; a quanti reagiscono quasi con odio alla speranza; a quanti pensano di essere più felici se gli altri sono infelici; a quanti non alzano mai la testa al cielo per ringraziare.
A questi nostri giorni che ci mettono così in difficoltà, che ci fanno nascere tante domande e che ci vedono armati gli uni contro gli altri; a questi giorni che non danno più peso alle parole, che ci hanno insegnato a pensare solo a noi stessi; a questi giorni nei quali sembra che non abbiamo altri da imitare che i protagonisti di Gomorra; a questi giorni dagli occhi cattivi, dalle parole perse, manca tanto quella notte. Riviverla è una protesta contro il male e una decisione per il bene.
È una notte fatta di stupore e semplicità, che resiste a chi la vuole cancellare, perché ognuno si rende conto che senza di essa i giorni è come se evaporassero e le cose importanti è come fossero senza sostanza.”

Nel giorno di Natale presso la Cattedrale dei Santi Erasmo e Marciano e di Santa Maria Assunta don Gigi ci fa riflettere con una seconda omelia.

Gaeta Cattedrale di Sant'Erasmo

Gaeta Cattedrale di Sant’Erasmo

“Penso che ogni generazione vive la presunzione di fare a meno del Natale , intendo quello vero, quello che celebriamo questa mattina e non quello che con questo non ha niente a che fare, nemmeno più nei simboli.
Ogni generazione vive la presunzione di essere superiore al Natale, proprio costruendo una rete di sentimenti smielati, di allegria artificiale, di sorrisi falsi e di frasi fatte.
Non è, però senza conseguenze, per ogni generazione la scelta di fare a meno o di sentirsi superiore al Natale.
La salvezza, poi per ogni generazione è quella di recuperarlo, di rinsavire un momento e ritrovarlo.
È storia che la generazione delle due guerre, ritrovò il Natale in una trincea quando i soldati dell’una e dell’altra parte, la notte di Natale, rendendosi conto di essere giovani che uccidevano altri ragazzi, dichiararono una tregua spontanea, attraversando le linee e abbracciandosi, riaffermando per una notte la loro dignità di uomini capaci di scegliere e se liberi di farlo, scelgono la pace.
Che significa recuperare il Natale per questa nostra generazione?
Lo suggerisce il Vangelo di Giovanni, la pagina del prologo che abbiamo letto, quando parlando del Battista, dice che Lui è venuto per dare testimonianza alla luce, che la luce non era lui, ma il Cristo che annunciava presente nel mondo.
La luce presente nel mondo.
Significa che recuperare il Natale per noi oggi è mettersi alla ricerca della luce, pensando che essa è presente e diffusa nel mondo.
In questa nostra generazione che ama dividere, distinguere, creare nemici e minacce, essere cercatori e testimoni della luce significa mettersi nell’atteggiamento di chi vede dove sono presenti e diffusi i semi del Vangelo.
Ci si accorge che anche nelle persone più lontane da noi e che pensano diversamente da noi, è possibile trovare tanta luce.
Ci si accorge che chi pensa diversamente da noi, non è per forza un nemico quando è mosso dallo stesso desiderio di umanità che muove noi; che un papà e una mamma che sono capaci di sfidare la morte per la vita e la libertà degli figli, non sono tenebre impenetrabili, ma portano dentro la luce.
Ci si accorge che in chi crede diversamente da noi, c’è una capacità di silenzio e di preghiera, una sapienza nel vivere, così che non puoi definirli solo nemici che minacciano una civiltà.
Se cerchi la luce veramente e credi che Cristo è presente nel mondo, non smetti di esplorare gli angoli più nascosti per trovarla.
Se cerchi la luce veramente sei un pastore del dialogo e non fomenti la divisione, inventi ponti e non marchi distanze e territori.
Per la nostra generazione forse recuperare il Natale è ritrovare le parole dell’accoglienza e del dialogo.
Per la nostra generazione forse recuperare il Natale è rifiutare il pregiudizio e diffidare dalle semplificazioni e frasi fatte che ci caratterizzano.
Per la nostra generazione forse recuperare il dialogo è mettere da una parte i professionisti del malinteso e quelli che hanno come unica occupazione creare divisione.
Penso che se nell’altro non riusciamo a trovare nemmeno una traccia di luce è probabilmente perché la luce non è tanto presente in noi.”